A volte , inconsapevolmente, si fanno cose che trovano una ragione solo con il passare del tempo, o che rilette a posteriori, ci appaiono sotto una luce differente..
“ Ti posso far vedere la verifica che ho preparato per l’ultima Unità didattica?” mi chiede la collega supplente, forse alla ricerca di sostegno e approvazione.
Scorro rapidamente il foglio, mi sembrano tanti gli esercizi per un’ora di lezione che consta solo di 50 minuti. Glielo faccio notare. Lei mi guarda perplessa “ pensa che a me sembravano pochi… questi esercizi sono facili, li devono fare entro un certo tempo…”
Forse ha ragione, la variabile “tempo” ha un suo valore. E mi vengono in mente studi al riguardo, ricordi di qualche anno addietro, assolutamente contraddetti nella pratica e nella mia esperienza.
Ho sempre avuto un rapporto un po’ difficile con il tempo. Mi è difficile valutare e quantificare quanto me ne occorre. Detesto essere in ritardo e mi capita di arrivare molto in anticipo. E sono a volte terribilmente lenta a fare certe cose. Sono lenta a leggere, molto; non mi vergogno, più, a dirlo.
E una delle cose che più mi preoccupa è non dare tempo, non lasciare quell’agio di potersi concentrare in quello che si fa, come se ogni azione quotidiana fosse dettata da stimolo-risposta, tutte scimmiette ammaestrate..
Forse è anche per questo che i miei test non sono mai troppo lunghi.
“Prof, è stata buona, è corto” mi dice la più sincera.
“ Bene.. concentrati però, corto non vuol dire semplice”
Eccoli al lavoro. Li osservo, spio le loro espressioni: è un momento in cui imparo.
E “vedo” tante cose.
Vedo la sorpresa che diventa poi rinuncia di chi si era dimenticato della verifica era fissata per quel giorno; i tentativi di chi avrebbe voluto studiare ma non c’è riuscito per tutti i motivi del mondo, non ultimo la famosa non voglia; l’espressione di chi mi vuol far vedere che ha studiato e che si sta concentrando; lo scorrere rapido della penna di quello che riesce bene e che questo compito lo finirà rapidamente; l’insicurezza di chi pensa sempre di sbagliare tutto e scrive rigorosamente a matita; la falsa sicurezza di chi pensa di sapere e cade, ahimè, sulle cose più stupide; quello che finisce in un quarto d’ora e vorrebbe consegnare per uscire e quello che invece utilizzerà tutta l’ora, fin dopo il suono della campanella, come in una cova che possa far uscire il pulcino più bello;quello che si perde a guardare dalla finestra e quello che ti chiama dieci volte per avere chiarimenti; quello che cerca di copiare di nascosto, ma anche quello che lo fa platealmente”tanto, peggio di così…”
Ognuno a modo suo… Con i propri tempi, dentro a un tempo che può andar bene per tutti.
E se il tempo è “troppo”, qualcuno può pure dimenticarsi per cinque minuti del test, infilare gli auricolari e ascoltare, perché no , la sua musica preferita, o ripassare la lezione per l’ora successiva. Quante buone idee vengono, poi, per quell’esercizio che non si riusciva a fare o quel termine che era sfuggito..
Dando tempo al tempo, in un tempo sereno, mi sto riconciliando anche con me stessa e con le mie imperfezioni..
a.a.


Gennaio 14, 2011 

